La Caduta – Il caso di un libro sul Credit Suisse

Violazione delle sanzioni internazionali contro Iran e Sudan, delle norme sul Covid, malversazione, episodi di corruzione in Africa, spionaggio, frodi fiscali, riciclaggio, coinvolgimento in traffici di stupefacenti: la sequenza di scandali che hanno coinvolto il colosso bancario elvetico Credit Suisse è impressionante. Questo è il resoconto minuto, accurato e preciso di quanto accaduto all’istituto bancario che ha fatto tremare il sistema finanziario globale. Un’architettura marcia in cui la bolla è la regola e in cui la maschera di facciata può cadere da un momento all’altro.

Durante quest’ultima settimana ho avuto modo di leggere il libro di Mathilde Farine « La Caduta – Il caso Credit Suisse », edito in italiano da Guerini e Associati.

Ho avuto molte difficoltà a trovare il testo nelle librerie italiane da me visitate (almeno una decina fra il comasco ed il varesotto): Sembra che delle vicissitudini economiche internazionali – sottolineo « internazionali » – agli italiani non interessi granché; ben altri testi facevano capolino sugli scaffali, il cui contenuto non sempre mi è apparso edificante, ma tant’è. 

Il testo è ordinabile comunque in queste librerie dietro tempo di consegna di dieci, quindici giorni (dipendentemente dal distributore) o sul solito Amazon; personalmente l’ho acquistato in una delle poche librerie superstiti di Lugano.

Ho riportato nelle righe di cui sopra il riassunto che mi ha convinto ad acquistarlo; facile fare presa quando si è stati coinvolti personalmente nel « Caso Credit Suisse » !

A fine lettura devo purtroppo constatare che la presentazione non rispecchia, se non in minima parte, quanto viene trattato nel testo che mi appare, salvo il primo capitolo che illustra la genesi della banca che ha permesso l’industrializzazione della Svizzera e il personaggio di Alfred Escher, il visionario che fondò CS, una mera presentazione di fatti ed interviste, senza aggiungere nulla di personale dell’autrice, non una visione, non una provocazione, non una chiave di lettura: Giusto un resoconto in tono cerchiobottista della storia della seconda banca elvetica, una enumerazione di fatti appunto deducibili in gran parte della stampa istituzionale di cui la Farine fa parte.

Cosa mi aspettavo?

A chi è destinato il libro: Essendo un testo che è possibile trovare in librerie generaliste, mi aspettavo un testo destinato al grande pubblico, non necessariamente preparato sulle materie economiche; in 150 pagine mi aspettavo una chiave di lettura, un perché! Un perché un istituto di credito internazionale possa fallire in modo così clamoroso, un testo che ne inchiodi i colpevoli sopra ogni ragionevole dubbio evidenziandone impietosamente le cause prime, un testo scritto a tinte forti e non con colori acquerello come è stato scritto.

Una regola del giornalismo è iniziare l’articolo con un paragrafo che ne riassume il contenuto, il fatto essenziale, quello che poi porta il lettore a continuare la lettura; ciò che viene riassunto nel primo paragrafo deve essere poi eviscerato ed argomentato nelle righe successive; purtroppo questa regola viene abbondantemente ignorata dai giornalisti odierni e Mathilde Farine non fa eccezione.

Mathilde Farine poi, glissa abbondantemente su alcuni fatti che a noi – coinvolti in prima persona nel crack della banca, e parliamo di più di 50’000 dipendenti in tutto il mondo – interessano e che vengono giusto « abbozzati », uno fra tutti, il « Caso Chiasso » del 1977 e lo scandalo della contabilità parallela della banca: Che scandalo? Che contabilità parallela? Chi fu coinvolto? Che cosa successe veramente? A poco mi importa che il manager abbia preso l’aereo per andare a Londra durante il covid.

Non una parola, per finire, sul perché era necessario il salvataggio di CS tramite una fusione: Perché CS non poteva semplicemente fallire come successe con Lehman Brother? Che cosa sarebbe successo? Che cosa ne è stato delle 50’000 persone che lavoravano per l’istituto acquisito? E cosa è significato per i 74’000 dipendenti di UBS che si sono trovati dei doppioni interni?

Di fronte a fusioni di questa entità i doppioni in entrambi gli istituti sono stati bellamente sfoltiti; non mi risulta che a nessuna delle persone mollate a piedi dagli stessi manager vellutati, sia stata proposta una ricollocazione, un piano sociale, una strategia di prepensionamento: Le persone coinvolte in questo sfoltimento generale sono semplicemente state accompagnate all’uscita da manager che guadagnano almeno centocinquanta volte tanto: Questo è il rapporto salariale tra dipendenti e manager negli istituti bancari svizzeri.1

Mathilde, hai dato voce a queste persone? Perché io non ho trovato nulla!

I colleghi della Farine hanno poi riportato che nonostante CS sia di fatto fallito, i bonus ai manager sarebbero stati comunque pagati, nonostante le comprensibili rimostranze da parte delle associazioni di consumatori. L’articolo che riporto è del marzo 2023, mesi prima che il libro venisse pubblicato: Perché di questo ulteriore scandalo non vi è traccia?

Riporto per finire quanto scritto da Stefano Righi nell’edizione italiana del testo:

« La caduta del Credit Suisse può essere utile al sistema se diventa un monito, se accadrà in Europa quanto si è realizzato negli Stati Uniti dopo il fallimento di Lehman Brothers »

Ma il fallimento di Lehman Brothers e il salvataggio di UBS da parte della BNS avvenuti nel 2008 non dovevano già essere monito?

  1. Se consideriamo un rapporto salariale, il CEO di UBS guadagna circa 160 volte di più rispetto a un impiegato entry-level. Inoltre, altre grandi aziende come Novartis e Roche hanno registrato disparità salariali simili, con CEO che guadagnano oltre 300 volte il salario più basso all’interno delle loro organizzazioni. ↩︎

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